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Viaggio trasversale in una terra misconosciuta

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I luoghi poco conosciuti di Calabria e le antiche leggende: evento tra arte, storia e musica all’atelier degli Antichi Tessitori a Catanzaro

Un amore profondo per la terra di Calabria, la voglia di esprimerne i valori più antichi ed autentici e la volontà di riscoprire le radici di un passato millenario per dare loro il giusto valore. È questo che anima gli eventi dell’associazione CulturAttiva e non fanno eccezione quelli promossi nei locali dell’atelier di Antichi Tessitori, in via Indipendenza a Catanzaro, un luogo che oltre ad essere un laboratorio sartoriale per creare manufatti su misura, vuole essere anche teatro di scambi culturali ispirati alla riscoperta della nostra terra, all’arte, alle eccellenze che essa può esprimere, in quanto esse costituiscono una fonte di sapere ed ispirazione su cui si basa il lavoro creativo compiuto in atelier.

Ed è così che nel pomeriggio di sabato 19 gennaio, ha preso forma un’iniziativa molto particolare, incentrata sui volumi “Orme Dimenticate” (Laruffa 2016) e “Legendabria, leggende di Calabria” (Publigrafic, 2018), scritti il primo da Silvana Franco e il secondo dalla stessa autrice, coadiuvata da Loredana Turco.

Oltre alle due autrici, all’incontro erano presenti Luigi Tassone, co-founder di Antichi Tessitori e Angela Rubino, presidente dell’associazione “CulturAttiva”, che hanno coordinato l’organizzazione della serata, durante la quale si è cercato di fornire spunti di riflessione e dibattito sulle innumerevoli possibilità che la terra di Calabria può offrire per un futuro basato sul recupero della sua identità storico-culturale.

Mediante delle immagini, dei filmati e i racconti delle autrici, il   pubblico presente, attento ed affascinato, ha potuto compiere un viaggio ideale nei luoghi meno conosciuti della nostra regione: castelli, grotte rupestri, necropoli, ma anche piccoli laboratori dove ancora oggi si praticano antichi mestieri, come l’arte della tessitura. Un antico passato, riportato alla luce da Silvana Franco che, animata da una grande passione per le escursioni e da una grande curiosità che la spinge a cercare quello che ancora oggi rimane del variegato patrimonio culturale della terra di Calabria, lo racconta nel libro “Orme dimenticate”. Un patrimonio fatto di luoghi, di antichi usi e costumi, di lingue e dialetti e anche di leggende. A Loredana Turco il compito di raccontarne alcune, tratte dal volume “Legendabria” e a Silvana Franco, non solo il piacere di raccontare le storie leggendarie di Calabria, ma anche quello di cimentarsi, chitarra alla mano, nella loro versione musicata, con l’aiuto di suo figlio Francesco alle percussioni.

Per l’occasione sono state anche esposte delle opere pittoriche a tema e si è anche dato spazio alla poesia dialettale con i versi del poeta Pino Tassone, che hanno tratteggiato con perizia la figura del sarto conosciuto come “Mastro Antonio”, scomparso di recente, esaltandone le sue doti umane e professionali.

 

Girifalco: tra follia e mistero la storia di un luogo il cui fascino va oltre la leggenda

 

Un racconto misto di follia, mistero e leggenda. Un racconto della terra di Calabria, un luogo misconosciuto che accoglie, nei meandri del suo passato millenario, la suggestione di storie che lasciano senza fiato.

Il borgo di Girifalco, Adagiato ai piedi di Monte Covello a circa 32 km dal capoluogo di regione, è il protagonista di questa breve narrazione. È un luogo che fin da piccola mi ha sempre incuriosita, perché è noto come “il paese dei pazzi”, in quanto vi era ubicato manicomio provinciale, “dove – mi raccontavano – venivano rinchiuse le persone ormai incapaci di ragionare, quelle che avevano perso per sempre il contatto con la realtà e vivevano in una dimensione oscura ed incomprensibile”.

Oggi, grazie alle nuove leggi in materia, quel luogo angusto e tenebroso non esiste più. Il vecchio manicomio è stato trasformato in ospedale psichiatrico e anche la struttura che ospita il nosocomio è stata valorizzata: trattandosi di un vecchio monastero del XVII secolo, essa è divenuta un complesso monumentale.

Nel tentativo di fare chiarezza su questo luogo e di diradare la coltre di mistero che vi aleggia intorno, mi sono messa ad indagare le sua storia.

Purtroppo però molti interrogativi sono rimasti senza una risposta completa. Infatti, pare che le fonti scritte, utili a fornire un quadro esaustivo del passato di Girifalco, siano esigue. Circa la fondazione della cittadina, esse raccontano che essa avvenne dopo la distruzione dei villaggi Toco e Caria, nell’836, da parte dei saraceni. Pare che i superstiti al massacro si fossero rifugiati in cima ad una rupe conosciuta come “Pietra dei Monaci”. Documenti più recenti, raccontano poi che Girifalco divenne Comune durante il decennio francese, dal 1806 al 1815.

Il nome e la storia di questo luogo continua ad essere legato a vicende oscure. Le fonti raccontano che proprio a Girifalco, nel 1723, venne fondata la prima loggia massonica d’Italia, detta “Fidelitas”. A questo si aggiunge il mistero legato all’etimologia del suo nome, che rappresenta ancora una questione aperta per gli studiosi.

La leggenda racconta che il nome di Girifalco è legato alla presenza di un falco che volteggiava intorno all’abitato e se si considera che in alcuni periodi dell’anno, questa zona costituisce un passaggio obbligato di questi uccelli, si potrà comprendere il perché di questa ipotesi.

È curioso inoltre che i rapaci siano presenti anche nello stemma araldico di altri centri calabresi, come  Catanzaro (l’aquila) e Gerace (lo sparviero). Per quanto riguarda la cittadina del reggino c’è di più. Considerando il fatto che il suo nome deriverebbe dal greco Hierax (sparviero, falco), qualcuno ha ipotizzato che la ricerca etimologia del nome Girifalco potrebbe aprirsi a nuove prospettive. Tommaseo, nel “Dizionario della Lingua Italiana”, ipotizza infatti che il nome della cittadina in questione potrebbe essere la ripetizione dello stesso termine in due lingue diverse: hierax e falco, proprio come nel caso di  Linguaglossa, il grosso centro dell’entroterra catanese.

Girifalco, insomma, sembra essere un crocevia di leggende tra sacro e profano. Questo perché c’è anche chi ha scomodato il “Signore delle Tenebre” in persona, ipotizzando un suo atteggiamento di sfida verso il Padre Eterno. Tutto questo sarebbe testimoniato materialmente da un monumento girifalcese ribattezzato “la fontana del diavolo”.

Il monumento in questione, sorge in piazza Vittorio Emanuele II, accanto alla chiesa seicentesca dedicata al santo patrono, San Rocco. La fontana in stile barocco fu costruita nel 1663, sotto il mandato dell’allora sindaco Carlo Pacino, per questo si chiama “Fontana Carlo Pacino”.

Essa si è guadagnata, nell’immaginario comune, la definizione di “fontana del diavolo” per varie ragioni. Innanzitutto, con al sua prorompente bellezza sembra voler sfidare le fattezze della Casa di Cristo, a cui sembra voltare le spalle. Con la costruzione del raffinato monumento sembra insomma che Lucifero abbia voluto dare dimostrazione del suo potere. A questo si aggiunga la celerità con cui è stata edificata. Si racconta che i contadini del luogo, che partivano per i campi, videro la piazza vuota all’alba e trovarono, con loro grande sorpresa, la splendida fontana al loro ritorno a sera. Essi pensarono fosse opera dell’Immondo avversario di Cristo, un’ostentazione della sua volgare arroganza.

I misteri e le leggende di Girifalco sono quelli di una terra che merita di essere scoperta e studiata. Una terra che ha ancora tanto da raccontare a turisti e studiosi che amano la sfida della ricerca e la frenesia della scoperta, ma anche ai suoi abitanti che continuano a crederla priva di valore.

Girifalco è un luogo seducente, tutto da scoprire e il suo fascino va oltre la leggenda. Noto soprattutto per la straordinaria salubrità delle sue acque oligominerali, esso è impreziosito da chiese, palazzi nobiliari, monumenti e da diversi siti archeologici, tra cui i resti di un cimitero ebraico del VII secolo.

Angela Rubino

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