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Viaggio trasversale in una terra misconosciuta

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Tra presente e passato

Come nasce la seta? Ecco l’affascinante processo della trattura [English version below]

Questo video vi mostra come nasce la seta, ovvero come il preziosissimo filo viene estratto dal bozzolo mediante il processo di trattura.

La trattura della seta avviene dopo che il baco si è rinchiuso nel bozzolo per compiere la sua trasformazione in crisalide. A quel punto il suo processo di vita viene interrotto e dal bozzolo creato dal baco viene estratta la seta.

Per eseguire la trattura, i bozzoli vengono immersi nell’acqua calda e poi con un apposito strumento, si iniziano ad estrarre i fili di seta, che poi verranno torti, sgommati e avvolti in matasse.

Anche la seta greggia, non sgommata può essere utilizzata per confezionare dei tessuti.

La ragazza ritratta nel video è Miriam Pugliese della Cooperativa “Nido di Seta”, che a San Floro nell’hinterland catanzarese ha ripreso la filiera della gelsibachicoltura e sta anche sperimentando la nuova metodologia di estrazione della seta: la “seta non violenta”, che si attua permettendo al baco di completare la sua metamorfosi in farfalla.

 

      How does silk come out? That’s the fascinating process of reeling

This video shows you how silk is released through the process called reeling.

The reeling of silk takes place when the silk worm closes itself in its cocoon to achieve its transformation in chrysalis. At that point, his life is interrupted and the silk is released by the cocoon.

To make the reeling, cocoons are immerged in warm water and then, by an appropriate tool, the silk wires are drawn. Then they will be twisted, scoured and winded in skeins.

Even raw not scoured silk can be used to make tissues.

The girl in the video is Miriam Pugliese, one of the three young members of the “Nido di Seta” Cooperative that makes the cultivation of the mulberry trees and the farming of silk worm in San Foro town in Catanzaro district. “Nido di Seta” is experimenting a new method of silk releasing: the organic peace-silk, which takes place allowing the silk worm to transform it self in chrysalis.

Angela Rubino

Catanzaro, lezioni di democrazia nel lontano 1400

Catanzaro, la città capoluogo della regione calabrese è una città che non emerge particolarmente né nel contesto locale, né in quello nazionale, nel senso che non riesce a sfruttare in maniera adeguata i suoi punti di forza. Diverse sono le ragioni che la pongono in ombra rispetto ad altre realtà e che offuscano i tratti della sua identità più profonda, che potrebbero essere valorizzati e sostenuti al punto da costituire un’attrattiva della città. Ma, in questa sede, non vogliamo approfondire queste ragioni, bensì sottolineare una caratteristica storica che farebbe della città dei Tre Colli uno dei più antichi nuclei a gestione democratica.

Una caratteristica importantissima di Catanzaro, infatti, fu la scelta di regolamenti ispirati a una certa partecipazione delle classi intermedie all’amministrazione della Cosa Pubbilca. Un processo che pervenne a maturazione nell’estremo ‘400, nel momento in cui ebbero successo i tentativi della dinastia aragonese di rafforzare la gestione autonoma della città mediante l’istituzione di statuti legislativi che prevedevano una gerarchia e la formalizzazione della volontà delle classi intermedie.

Per Catanzaro, divisa in tre classi (nobili, borghesi della possidenza o della produzione e popolo, addetto prevalentemente all’arte della seta), si è parlato di gestione democratica, data la partecipazione paritetica del popolo alla formazione della volontà comune. In effetti, si trattava di una partecipazione popolare quale poteva essere consentita dai tempi, con una effettiva prevalenza dei benestanti e degli ottimati.

Ad ogni modo, la popolazione era caratterizzata da una pacifica convivenza di classi e ceti, all’interno di un’economia che non angustiava le fasce dei lavoratori, grazie alla loro autosufficienza nel quadro di un contesto produttivo con poche crisi e pressoché inesistente concorrenza di lavoratori immigrati.

Questo spiega come le sommosse sociali dell’età moderna (come i moti di Masaniello) non ebbero echi significativi a Catanzaro. Questo clima, unito alle angustie del territorio, impedì la monumentalità delle infrastrutture viarie, delle piazze e degli stessi edifici. Esso, tuttavia, unito alla forza e alla coerenza della produzione industriale, consentì a Catanzaro di evolversi come città capoluogo del regno con un’identità tutta propria legata ai fasti antichi dei suoi prodotti.

Dunque, la situazione era molto diversa da quella attuale, non solo in termini di benessere economico, ma anche per quanto riguarda il rispetto della volontà del popolo, un fattore che oggi, nonostante ci si fregi di aver raggiunto un certo grado di civiltà, sembra assumere sempre più i tratti di una pura illusione.

Angela Rubino

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