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Viaggio trasversale in una terra misconosciuta

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“Lamagara”, l’ultima “strega” di Calabria svela la sua storia nella cornice del castello normanno di Squillace

 

Scoprire, in una notte di mezza estate, che la Calabria è anche la terra da cui partì la prima decisione di abolire il reato di stregoneria nel Regno delle due Sicilie, mi fa capire che non smetterò mai di restare affascinata dalla sorprendente storia di questo luogo intriso di misteri.

Dal palco del Festival “Innesti Contemporanei”, che si è svolto dal 30 luglio al primo agosto nell’affascinante cornice del castello normanno di Squillace, Emanuela Bianchi, nei panni dell’ultima “magara”, ha rivelato la storia di Cecilia Faragò, uno straordinario racconto di coraggio e di caparbietà, di quelli che hanno avuto il potere di cambiare il corso della storia. L’esempio di vita di una persona che, per difendere la propria libertà, si è opposta ad un contesto molto difficile, fatto di pregiudizi, di obbedienza cieca a regole prestabilite e di rassegnazione.

Le vicende in questione si svolsero nel ‘700, a Zagarise, il paese in provincia di Catanzaro dove Cecilia nacque e Simeri Crichi, la località dello stesso comprensorio dove la donna visse da sposata.

Un destino difficile le strappò via marito e figlio e poi l’accusa di stregoneria la gettò in un vortice di violenza ed ingiustizie dal quale riuscì, in qualche modo, ad uscire vincitrice, visto che fu la protagonista dell’ultimo processo per stregoneria del Regno delle due Sicilie.

Fu la caparbietà del giovanissimo avvocato catanzarese Giuseppe Raffaelli          a determinare il primo passo verso questa vittoria. Egli , appena ventenne, credé nell’innocenza della donna e la fece assolvere, annullando tutte le prove fittizie presentate dall’accusa. È dalla memoria difensiva scritta in sua difesa che si è appresa la storia di Cecilia Faragò e il processo fece tanto scalpore da persuadere re Ferdinando IV ad abolire il reato di “Maleficium” nel suo regno.

La storia che l’antropologa, attrice e performer catanzarese Emanuela Bianchi ha voluto raccontare, calandosi nei panni della Faragò con il monologo teatrale “Lamagara”, scritto da lei e da Emilio Suraci, mette in luce la difficile condizione in cui le donne erano costrette a vivere, condannate ad un destino di sottomissione e di obbedienza assoluta alle regole di un sistema che le poneva in una posizione di netta inferiorità rispetto all’uomo. Cecilia viveva nell’epoca dell’Inquisizione, quando chiunque intralciasse la chiesa nel suo cammino di conquista del potere o di possedimenti, veniva eliminato. Trattandosi di una donna, per di più “libera”, senza status e incline a sfidare il potere e i canoni sociali, non fu affatto difficile accusarla di essere una strega e farla incarcerare incolpandola anche di omicidio.

La storia di Cecilia Faragò ha ispirato scrittori e registi (appena qualche mese fa si sono concluse le riprese del film su questa vicenda), la Bianchi lo ha messo in scena in modo straordinariamente originale, riuscendo anche ad aggiudicarsi il premio della critica “Gaiaitalia.com” al Fringe Festival di Roma.

Nel corso del monologo, l’attrice svela al pubblico l’animo del personaggio, una donna dai sentimenti puri, che rimasta senza affetti, vuole continuare ad occuparsi della sua fattoria, nel ricordo di ciò che era la sua vita passata. Durante questo racconto, gli spettatori sono portati a conoscere anche i lati “oscuri” di questo personaggio, ovvero l’uso di erbe curative, quelle pratiche, quei rituali ancestrali e poco consueti che la gente accettava solo nella misura in cui, di nascosto, poteva trarne beneficio, ma che poi non esitava a demonizzare.

Tutte le emozioni, la sofferenza, le paure di una donna privata di tutto ciò che le era rimasto solo perché “donna”, vengono portate in scena da una magnifica Emanuela Bianchi, che sembra fare suo il personaggio, rendendolo l’emblema non solo della condizione della donna, ma del diverso in generale, di colui che ha il coraggio di pensare ed agire diversamente rispetto al contesto in cui vive. Lo spettacolo è reso ancora più suggestivo ed unico dall’introduzione dell’uso scenico degli elastici, un momento performativo che contribuisce ad esternare meglio lo stato di disagio e sofferenza interiore del personaggio.

Dal palco, lo spettacolo riesce a trasmettere, senza mai annoiare, un profondo messaggio di riflessione su ciò che, di mostruoso, il pregiudizio verso le donne e la fame di potere e di ricchezza della Chiesa ha potuto generare in passato: milioni di donne furono torturate ed uccise in nome di accuse insensate.

 

Angela Rubino  

 

 

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Tra arte, filosofia e misticismo, nell’agorà di Home for Creativity si riscoprono le orme di Gioacchino da Fiore

Una splendida e lodevole iniziativa che punta i riflettori su una Calabria culla di misticismo, arte e cultura nel senso più profondo. Fulcro dell’evento organizzato dalla giovane filosofa Roberta Caruso nella magica cornice della sua Home for Creativity, è la figura di Gioacchino da Fiore, che non solo è stata riscoperta ed esaltata nella sua grandezza e complessità, ma è stata condotta nel presente e messa a confronto con le suggestioni dell’arte moderna, quella di Vassily Kandinsky.

L’idea è quella di una conversazione in salotto, il tema è “Sulle orme di Gioacchino da Fiore”, la cornice, come abbiamo detto, è quella di Home for Creativity, l’impresa filosofica di Montalto Uffugo, che ha rivoluzionato l’idea dell’accoglienza, trasformando la casa in agorà e fulcro di dibattiti ed eventi atti principalmente a diffondere la consapevolezza del grande potenziale storico, artistico e culturale presente in Calabria. Iniziative che si svolgono all’insegna dell’originalità e della convivialità e con la partecipazione di ospiti straordinari. In questo caso la serata è stata composta da interventi che hanno introdotto la figura di Gioacchino da Fiore, ponendo l’accento sul carattere attuale del suo pensiero filosofico, altri ne hanno esaltato il lato artistico, anch’esso riconducibile alla contemporaneità ed altri hanno ripercorso il cammino dell’abate in Calabria. In particolare, Massimo Iritano, docente di filosofia e autore del libro edito nel 2015 da Rubbettino “Gioacchino da Fiore: attualità di un profeta sconfitto”, ha riproposto la figura e il pensiero dell’ abate al pubblico contemporaneo, mettendo in relazione la sua voce profetica con grandi autori del nostro tempo quali Walter Benjamin, Ernst Bloch, Sergio Quinzio e Karl Lowith.

Una figura poliedrica, quella di Gioacchino da Fiore, abate, teologo,  esegeta e filosofo che ha cambiato il volto della teologia medioevale. Fulcro della sua dottrina l’unità divina e la trinità, la concordia storica e il tempo futuro dello spirito. Visioni che nascono da un accurato studio delle scritture e che hanno dato vita anche a suggestivi modelli grafici contenuti nel suo Liber Figurarum. Tra tutti citiamo il Drago a sette teste e  I tre cerchi trinitari. Gioacchino scriveva, predicava e si dava penitenze. Componeva mosaici e forse faceva miracoli.

Una figura, quindi che non poteva non ispirare artisti ed intellettuali passati e contemporanei.

E il pubblico di Home for Creativity ha avuto un assaggio di questa contaminazione tra antichità e modernità sia con l’esposizione di  due arazzi di inestimabile valore, provenienti dall’atelier della Scuola tappeti Caruso di San Giovanni in Fiore, riproduzioni fedeli delle tavole “Albero Aquila” e “Draco Magnus et rufus” presenti nel Liber Figurarum del profeta calabrese; sia grazie alla straordinaria testimonianza di Fabiola Giancotti, ricercatrice, scrittrice, film maker, art curator ed editor, autrice di saggi e ricerche intorno all’arte russa e a quella europea del Novecento, regista del film “Gioacchino da Fiore e Vassily Kandinsky: lo spirito e l’astrazione”, che ha ripercorso le sfumature di significato e le impensabili analogie che intercorrono tra questi due grandi artisti di epoche diverse.

Ancora arte poi, con il suggestivo reading affidato alla maestria dell’attore Enzo de Liguoro, che ha interpretato dei brani tratti da alcune opere dell’abate. Ed infine un riferimento al territorio, con l’intervento dell’architetto e paesaggista Walter Fratto, che ha ripercorso il cammino dell’abate, facendo rifermento a delle immagini che ritraevano luoghi e situazioni visitati e vissuti per arrivare a definire la prima edizione delle Camminate Gioachimite del 2015. In seguito, Eugenio Attanasio, regista del docufilm “Il cammino di Gioacchino” ha descritto il suo lavoro incentrato sulla figura dell’abate e Alfredo Granata, artista visivo di Celico, ha offerto una visione dei luoghi che diedero i natali all’abate, che oggi ospitano comunità di artisti contemporanei.

Insomma, un meraviglioso viaggio sulle orme del misticismo, della spiritualità e della ricerca artistica, tra presente e passato in una cornice davvero unica. Segni di una Calabria che sta rinascendo e sta riacquistando il suo carattere di terra dalla forte connotazione artistica e culturale, fucina di menti dal grande genio che seppero fare scuola attraverso i millenni. Tutte premesse più che valide per costruire il futuro della nostra regione. Futuro inteso non come parola astratta e lontana dall’oggi, ma come momento attuale in cui iniziare ad agire, proprio come sta accadendo ad Home for Creativity. (L’immagine è stata scattata da Walter Fratto).

Angela Rubino

“Eretico Tour”, da Amantea parte l’imponente ondata di spirito di rivalsa che si riappropria della Calabria

Una giornata piovosa e ricca di sorprese quella di sabato 16 gennaio. Una giornata che grazie all’Eretico Tour, partito dall’hotel “La Tonnara” di Amantea, rimarrà nella mente e nel cuore di quanti, come me hanno preso parte all’evento, facendo di tutto per esserci.

La partenza dell’iniziativa, ideata dal blog Ereticamente, mi emozionava e non volevo mancare assolutamente, certa che sarebbe stata l’ennesima occasione (da quando frequento gli imprenditori eretici) per respirare quell’atmosfera intrisa di energia positiva, che tanto giova al percorso che ho intrapreso e voglio implementare.

Non avrei mai creduto che la convocazione per un nuovo incarico lavorativo avrebbe potuto sconvolgere l’organizzazione logistica di quella giornata, ma così è stato. La chiamata per una supplenza in un liceo, ha rischiato di far saltare il mio appuntamento, ma per fortuna non è successo e, grazie all’aiuto degli eretici, ho potuto sedere anche io in platea.

Il piacere di aver ottenuto un lavoro ben retribuito che durerà per i prossimi cinque mesi, non ha scalfito nemmeno lontanamente la gioia di entrare in sala e incrociare gli sguardi di persone amiche e quelli di altre, tutte da scoprire. Quelle storie, quelle immagini proiettate al maxi schermo, quelle frasi intrise di emozione, forza e determinazione, pronunciate in quella sala, mi hanno fatto sentire subito a casa e mi hanno caricata di una grande energia e voglia di fare, più di qualunque contratto stipulato con un ente qualsiasi, che molto spesso è sinonimo di un lavoro che non senti pienamente tuo.

Spesso, questi contratti ti rubano la vita, ti gettano in un sistema sterile, che si serve di te finché ne ha bisogno e poi ti getta in una sorta di limbo, rendendoti depresso e convinto di non valere mai abbastanza.

Essere un imprenditore eretico, significa essere padrone del proprio destino e delle proprie scelte, a partire dal luogo in cui si sceglie di vivere. Per tutti noi, che abbiamo vissuto l’esperienza di Amantea, la scelta è ricaduta sulla Calabria, la terra che tutti portiamo nel cuore e sulla quale finora si è scommesso troppo di rado.

Coordinati da Massimiliano Capalbo, ideatore dell’iniziativa, co-fondatore di Orme nel Parco e autore del fortunato volume “La terra dei recinti”, gli interventi degli imprenditori eretici si sono protratti per tutta la mattinata, tenendo incollato alle sedie un pubblico attento ed emozionato. Denominatore comune delle loro relazioni, la ferma convinzione di trovarsi in una terra che ha tutte le carte in regola per essere la culla del loro futuro. Non in termini romantici, come qualcuno può pensare, ma concretamente, come luogo su cui investire le proprie energie per ricavarne di che vivere.

Stefano Caccavari, con la storia del suo Orto di Famiglia è stato il primo imprenditore eretico a prendere la parola. Dopo di lui,  Nadia Gambilongo ha parlato dell’importanza del rispetto degli spazi urbani, che lei, con l’associazione I Giardini di Eva, contribuisce a valorizzare facendosi istituzione. Una storia di amore e rispetto per l’ambiente è stata anche quella raccontata da Lucia Parise, dell’associazione Erbanetta, reduce dalla straordinaria esperienza di “Ambientiamoci”, l’iniziativa che nel dicembre scorso, ha acceso i riflettori sulla salvaguardia e la valorizzazione della Grotta delle Palazze di Mendicino. Ivan Arella, dell’associazione “La Piazza”, ha invece parlato del Cleto Festival, il magico evento che, con finanziamenti propri, ha riportato in vita il suggestivo borgo di Cleto, facendolo brillare di una luce nuova, attraverso un ricco calendario di eventi culturali ed artistici che si svolgono nel mese di agosto. Una vera e propria sfida che è divenuta ormai un appuntamento di rilievo nel panorama culturale calabrese. E di sfida parliamo anche quando ci riferiamo all’eresia di Deborah De Rose, che da giovane avvocato è divenuta un punto di riferimento concreto per artisti, creativi e per tutti coloro che vogliono mettere in campo il proprio saper fare, con il suo spazio “Interazioni Creative”, che ha sede a Cosenza. Il mosaico di luci che ha dato l’avvio all’ Eretico Tour si è composto anche della tessera luminosa di Home For Creativity, il rivoluzionario progetto di accoglienza ideato da Roberta Caruso, che a Montalto Uffugo, fa accoglienza basandosi sui principi della share economy. Ancora un altro suggestivo borgo calabro è stato rubato alla desolazione dello spopolamento, grazie al progetto eretico di Rosa Maria Limardi, che ha descritto la sua idea “Jacurso da vivere e imparare”, grazie alla quale, da anni riesce a promuovere i valori, le tradizioni e la storia di quei luoghi, trasformandole in valore. Una storia che ricorda quella di Nido di Seta, la cooperativa agricola attiva non molto lontano, nel piccolo agglomerato di San Floro, dove Domenico Vivino e Miriam Pugliese hanno fatto rifiorire l’antica arte della seta, un tempo alla base dell’economia dell’intera regione, trasformando in valore un mondo fatto di tradizioni e pratiche lavorative ancestrali legate al nostro millenario passato.

Sembrerebbe tutto qui, ma così non è. Gli eretici che hanno preso la parola durante la mattinata, sono solo una piccola parte di tutti quelli nascosti nei meandri di questa splendida terra di Calabria. Ne è riprova il fatto che tanti di loro sono emersi nel pomeriggio. Alcuni con storie di percorsi concreti già intrapresi, e altri con racconti di progetti altrettanto meravigliosi che sono in itinere e lì, tra menti affini ed animi tenaci, hanno trovato quella spinta in più che serve per far fronte all’asprezza di un tessuto sociale fatto di diffidenza e luoghi comuni che parlano di atavica apatia.

Ostacoli che il cammino in Calabria porta con sé, ma che, sono sicura, non riusciranno a fermare l’imponente ondata di spirito di rivalsa rappresentata da questi eretici.

Angela Rubino

 

 

 

“Altrove”, Catanzaro cambia volto con la forza del talento che si esprime

Ho più volte parlato di cultura calabra riferendomi al genio dei nostri avi, questa volta invece voglio volgere lo sguardo al presente e se parliamo di presente non possiamo prescindere dal considerare l’enorme complessità della situazione attuale. Parlo di quel grosso cumulo di delusioni e del crollo di ideali che hanno interessato soprattutto la mia generazione e quella dopo, contribuendo, assieme ad altri fattori, allo stato di apatia che sta dando il colpo di grazia ad un territorio già martoriato dal’incuria, dalla mancanza di una gestione politica oculata e dall’indolenza dei cittadini.

Questo è il triste quadro del nostro presente e questo scenario conferisce maggior valore alla potenza espressiva dell’artista e alla caparbietà di coloro che vogliono il cambiamento.

Per fortuna, infatti, quel folto velo di pigrizia e rassegnazione che sembra avvolgere la nostra società, si sta squarciando grazie alla capacità di guardare oltre di molti artisti, intellettuali, nuovi imprenditori. Per me essi rappresentano i pilastri di una società, che si forma su basi del tutto diverse e più autentiche rispetto a quelle illusorie che reggono i rudimenti di questo sistema ormai allo sfascio.

Catanzaro, in questi giorni, è stata un esempio eloquente di come un gruppo di giovani artisti possa contribuire con le proprie forze a ridare vita agli spazi e al tessuto sociale con la sola forza della propria volontà e del proprio talento. Il loro progetto di chiama “Altrove” e la sua forza espressiva è divenuta tale da non poter più essere ignorata o passare in secondo piano. Un centro storico dal passato millenario, ridotto alla stregua di una città fantasma ha potuto rivivere grazie alla spinta propulsiva dell’arte, nel periodo compreso tra il 19 dicembre e il 2 gennaio, con un calendario fitto di eventi che hanno saputo coniugare il presente e il passato della città, dando spazio alla suggestione del linguaggio dell’arte contemporanea in tutte le sue forme.

“Altrove” è un progetto che si realizza già da due anni, nella città di Catanzaro ed ha l’obbiettivo di «dare ai luoghi una visione altra». Negli anni precedenti gli artisti sono intervenuti principalmente nelle periferie, con strepitose opere di street art che hanno ridato colore e vivacità ad angoli bui e nascosti. Quest’anno l’attenzione si è spostata al centro storico, con l’obbiettivo di «creare nuove visioni possibili degli spazi chiusi o abbandonati».

Teatro di questa nuova avventura dal titolo “Eterotopia” è stato Palazzo Fazzari, lo storico edificio sito su Corso Mazzini che, dopo la chiusura del Circolo Unione, versa in uno stato di abbandono. La scelta di questo spazio è stata emblematica: quel luogo che in passato divenne uno dei simboli di cambiamento del volto della città, secondo i canoni architettonici post-unitari, è diventato spunto per una visione nuova che si espleta secondo i canoni del linguaggio contemporaneo.

Lo storico Palazzo ha così riaperto le sue sale, divenute teatro di un suggestivo viaggio alla scoperta di codici espressivi nuovi. Installazioni, opere di video art, pannelli pittorici, performance di danza e teatro, proiezioni, dibattiti sulla storia cittadina, workshop e diverse serate all’insegna di musica e gastronomia, hanno animato per tutta la durata della manifestazione gli spazi interni e quelli esterni di Palazzo Fazzari, dando notevole impulso alla vivacità della città. Gli artisti che hanno esposto sono Borondo, Edoardo Tresoldi, Sbagliato, Canemorto, Jacopo Mandich.

L’evento si è concluso il 2 gennaio. Ma il viaggio nei meandri dell’arte contemporanea proseguirà anche oltre, con lo Spazio Altrove. Sito al piano terra di Palazzo Fazzari, durante la durata dell’evento, esso ha ospitato le opere di Alejandro Garcia, Ehab. H. A. Kher, Angelo Jaroszuk Bogasz e Matteo Sainato. Dal mese di febbraio, esso si proporrà come luogo d’incontro e scambio di visioni ed opinioni tra gli avventori di quella che non vuole essere soltanto una galleria d’arte, ma «luogo vivo e di sperimentazione». Lo Spazio Altrove rimarrà fruibile per un periodo di almeno due anni e sarà uno spazio culturale originale nel cuore del centro storico cittadino.

“Altrove” diviene un esempio concreto di come si possa cambiare il volto di una città con la volontà di mettere in campo il proprio sapere. Questa è la cultura che anima la Calabria di oggi. È la forza di quei talenti che infrangono le barriere dell’indifferenza, della banalità, del materialismo e della schiavitù silenziosa di questo sistema, facendosi strada a fatica, ma con caparbietà.

Sono convinta che la forza di questo nuovo movimento culturale che nasce dal basso sia inarrestabile.

 

Angela Rubino     

 

“Ambientiamoci”, da Mendicino un forte segnale di sensibilità e rispetto del territorio e dei suoi tesori

Non la solita manifestazione, ma una giornata di vera e propria simbiosi con il territorio e tutto quello che esso può offrire in termini di natura e di splendidi scorci paesaggistici e poi con un’anima che silenziosa racconta una lunga storia, la nostra. Parliamo della terza edizione di “Ambientiamoci”, svolta il 13 dicembre a Mendicino (Cs); un evento ideato dal blog ereticamente.it, sponsorizzato dal parco eco-esperienziale “Orme nel Parco” e  organizzato da un gruppo di associazioni di Mendicino, capitanate da “Erba netta” nelle persone di Francesco La Carbonara e Lucia Parise.

Giunta alla sua terza edizione, “Ambientiamoci” è una mobilitazione dai tratti unici perché intende puntare i riflettori sulle risorse della nostra regione che rischiano di scomparire per vari motivi, ma lo fa mediante la presa di coscienza del loro inestimabile valore, prima di tutto e poi con il fare concreto di coloro che si impegnano in prima persona per cercare si salvarle. Quindi, come spiega Massimilano Capalbo co-fondatore di Orme nel Parco e ideatore del blog “ereticamente.it” «non si tratta di una manifestazione contro qualcuno che si ritiene sia colpevole dell’abbandono in cui versano i nostri tesori, ma un modo per assumersi la responsabilità della situazione, iniziando concretamente a prendersi cura delle preziose risorse del nostro territorio, dalle quali può partire la nostra rinascita».

All’edizione 2015 di “Ambientiamoci” hanno aderito oltre 40 tra enti ed associazioni e anche il Comune di Mendicino ha dato il suo sostegno. Il tesoro da salvare, questa volta era la Grotta delle Palazze, una cavità artificiale posta all’interno di un’area archeologica, resa unica dalla presenza di un affresco del 1500 che ritrae probabilmente il borgo di Mendicino. Secondo l’esperto di storia locale Domenico Canino, il dipinto fu commissionato da un nobile del luogo e probabilmente rappresenta una delle più antiche vedute di paesaggio italiano.

L’area su cui si trova la grotta possiede un fascino magnetico ed proprio qui che i partecipanti all’iniziativa hanno trascorso l’intera mattinata, che si è aperta con un’introduzione a cura degli organizzatori, per poi proseguire con una mostra fotografica e l’attesa visita della grotta. La piccola caverna, con il suo prezioso affresco, non mancano di destare sentimenti contrastanti di meraviglia, per la propria bellezza e indignazione, per l’incuria in cui giacciono, minacciati dalle infiltrazioni d‘acqua che rischiano da farli sparire per sempre.

Nel magnifico e a tratti magico bosco di querce intorno alla grotta, si è svolta la suggestiva performance teatrale dell’attore Enzo de Liguoro e della compagnia Soleluna, che hanno regalato ai presenti attimi di evasione e un viaggio nei meandri di uno straordinario processo di contaminazione tra arte e natura dai tratti unici.

Lo spettacolo è stato introdotto da una simpatica performance, curata da “I Giardini di Eva”, di Nadia Gambilongo, che metteva in scena una spirale di luce, con tanto di ghirlande e fiaccole color argento, per rendere omaggio al giorno di Santa Lucia. Sempre la stessa associazione ha curato anche l’iniziativa i “Pensieri di carta”, con gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Mendicino, che hanno adornato le querce con i loro pensieri sulla natura, scritti su fogli di carta di varie forme.

La prima fase della giornata si è arricchita anche per la presenza del geologo Carmine Nigro, che ha fornito una dimostrazione dell’attività di Geo Radar nell’area sottoposta a vincolo archeologico.

Un pranzo al sacco, all’insegna della condivisione e poi, nel pomeriggio, i partecipanti hanno potuto vivere nuove emozioni, questa volta grazie ai tesori storici, architettonici ed enogastronomici di Mendicino.

Grazie alla guida sapiente di Francesco la Carbonara, il piccolo borgo si è mostrato in tutto il suo magico incanto.  Piazza Duomo, il rione Castello, lo splendido Palazzo Campagna e la suggestiva Filanda Fiore Gaudio, sono state le tappe del trekking urbano che ha completato la giornata insieme alla degustazione della “Cuccìa”, una zuppa di cereali e legumi, tipica di Mendicino, da consumare nel giorno di Santa Lucia,  santa alla quale la comunità è molto devota.

Tutta la giornata è stata filmata dalla Tanto di Cappello Production di Maurizio Albanese, che curerà la realizzazione di un documentario da utilizzare per la promozione della raccolta fondi per il restauro della Grotta delle Palazze.

Questa è Calabria: natura che fa sognare, scorci paesaggistici mozzafiato, condivisione di cibi legati alla tradizione. Verrebbe da dire che i tesori non sono solo quelli che luccicano, ma anche tutte quelle cose che diamo per scontate e quanto ci sbagliamo a considerarle tali!

Angela Rubino                                                                                  

Home for Creativity, da Cosenza una nuova idea di ospitalità basata sulla condivisione

Non si tratta solo di ospitalità. È qualcosa che supera il confini dell’ordinario e giunge a tracciare un percorso nuovo, in cui i tratti dell’idea tradizionale si mescolano a principi nuovi come la fiducia, la responsabilità, il rispetto reciproco e lo stimolo all’espressione delle proprie capacità. Tutto questo è Home for Creativity, il progetto di co-housing ideato e messo in campo dalla giovane imprenditrice “eretica” Roberta Caruso.

Il suggestivo spazio di Home for Creativity ha spalancato ufficialmente i suoi cancelli lunedì 7 dicembre, con una grande festa arricchita dalla presenza dei tanti sostenitori dell’iniziativa. Giovani e meno giovani riuniti a brindare ad un nuovo futuro, un percorso che consapevolmente punta a valorizzare l’immenso patrimonio della Calabria, fatto di storia, cultura, tradizioni, natura e vuole farlo proiettandosi oltre i confini regionali e nazionali, aprendosi a chi guarda alla nostra terra con gli occhi dello straniero, vedendola splendida quale essa è e quale non appare allo sguardo di chi oramai è abituato (e forse non ne è nemmeno tanto cosciente ) a tanto incanto.

Ma parliamo di Home for Creativity, cerchiamo di capire cos’è nello specifico e cosa la rende unica. La struttura è un antico casale situato a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, su una collina che domina la valle del Crati. Qui Roberta Caruso, coadiuvata dai suoi genitori, Roberto e Alba, ha dato vita ad un posto magico, in quanto la gioia di viverlo e abitarlo è riservata a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco in un’esperienza unica.

Le stanze a disposizione dei visitatori sono 4 e sono perfettamente attrezzate per l’accoglienza, che può durare una sola notte o un anno intero. Durante il soggiorno, saranno a disposizione delle aree in comune, che l’ospite utilizzerà in modo responsabile, divenendo lui stesso un “home manager”.

Uno dei tratti caratteristici di Home for Creativity è il fatto che vi si può accedere non solo con la formula del bed&breakfast, pagando in modo tradizionale, ma anche scambiando l’ospitalità con il proprio lavoro o con il proprio talento artistico. In questo secondo caso, sarà necessario riempire un modulo reperibile sul sito http://www.homeforcreativity.com, mediante il quale si racconta la propria storia e il motivo per cui si è scelto di “approdare” ad Home for Creativity.

Sarà Roberta a selezionare gli ospiti e lo farà anche in base alla loro capacità di essere creativi, non solo per quanto riguarda la realizzazione di opere artistiche, ma anche nell’abilità di mettersi in gioco, condividendo sogni e talenti nella cornice di Home for Creatuvity, che potrà così arricchirsi con i preziosi frammenti di vita dei suoi ospiti.

Home for Creativity è il primo esperimento di questo tipo in Calabria e la sua realizzazione gode del contributo essenziale di altre due figure: quella di Alba, la mamma avvocato, che gestisce le prenotazioni e l’organizzazione del co-working e del car-sharing; e poi c’è Roberto, il papà ingegnere, con la grande passione per la cucina, che provvede a deliziare i palati degli avventori del suo Home Restaurant con i prodotti del suo orto, con i quali realizza squisite pietanze della trazione calabrese.

Insomma, un progetto innovativo che riprende idee simili realizzate altrove e le porta in terra di Calabria, contribuendo alla crescita e all’arricchimento del territorio. Un’idea che diventa esempio di apertura verso l’altro, di condivisione e cooperazione consapevoli e quindi di rispetto reciproco. Un’idea di quelle che servono tanto, in un’epoca come la nostra, caratterizzata da enormi paradossi come quello della rete che amplia le possibilità di comunicazione e le porte che si chiudono per diffidenza verso il prossimo.

Angela Rubino  

 

Dai recinti alle eresie, in Calabria si fa la vera rivoluzione

Nello scenario economico, politico e sociale in cui viviamo, avvolti dal caos e logorati dallo stress quotidiano, alla continua ricerca di punti di riferimento che abbiano un senso; partecipare all’evento, promosso lo scorso sabato 21 novembre  all’interno dello spazio innovativo di “Interazioni Creative”, ha significato respirare aria di cambiamento, di rivoluzione.

La rivoluzione di quei giovani che non ci stanno e vogliono riprendersi in mano le proprie vite e i propri sogni, spezzando le fila di un sistema che cerca di manovrarci tutti, inserendoci in schemi prestabiliti.

Per comprendere meglio il senso rivoluzionario o “eretico” dei contenuti espressi durante l’incontro dal titolo appunto: “Dalla Terra Dei Recinti a quella delle Eresie: storie e racconti di una Calabria che interagisce”, vorrei anzitutto chiarire cosa è “Interazioni Creative”, che è stato il “contenitore” dell’evento moderato dalla giovane giornalista Lia Giannini.

Si tratta di un’ associazione di promozione sociale che mira a mettere in rete artisti, professionisti e imprenditori, per far in modo che essi possano interagire tra di loro e trovare gli strumenti necessari per realizzare progetti professionali, artistici e di impresa.

Creata dal giovane avvocato cosentino Deborah de Rose, “Interazioni creative” è uno spazio all’interno del quale chiunque abbia creatività può trovare la propria dimensione, in un sistema di coworking dove poter esprimere il proprio “saper essere” e “saper fare” e dove arricchirsi grazie ad un continuo scambio di idee.

In un territorio difficile come quello calabrese, lo spazio creato da Deborah de Rose si pone come una vera oasi nel deserto, a cui artisti, imprenditori e creativi possono far capo per ricevere il sostegno necessario alla realizzazione dei propri progetti. L’associazione, inoltre promuove anche corsi formativi che daranno la possibilità di confrontarsi con esperti di vari ambiti.

Una dimensione “eretica”, insomma, proprio come amano definirsi i cinque imprenditori che hanno raccontato le proprie esperienze. Non a caso essi fanno parte insieme a tanti altri, del movimento “Ereticamente”, che racchiude un gruppo di persone accomunate dalla voglia di mettersi in gioco per attuare i propri sogni in una terra come la Calabria o il sud Italia in genere, ricca di ostacoli e di sfide da superare. Esponente di punta del movimento è l’imprenditore catanzarese Massimiliano Capalbo, autore del libro “La terra dei recinti”, che ha preso la parola per primo nell’ambito del dibattito. L’intervento di Capalbo ha fatto da introduzione a tutti gli altri, spiegando le motivazioni per cui il sud Italia non riesce a trasformare in valore le sue immense potenzialità.

Ciò che accomuna le esperienze dei giovani imprenditori presenti all’incontro, è proprio il fatto di aver puntato sulle risorse della propria terra: lo stesso Capalbo ha creduto nel potenziale di un bosco di faggi in località Tirivolo, nel cuore della Sila e lì ha costruito il suo parco avventura, che registra ogni anno migliaia di presenze.

Deborah de Rose ha deciso di creare il suo spazio innovativo per promuovere la creatività in una dimensione di meritocrazia. Poi c’è la storia di Roberta Caruso, che dopo aver conseguito la laurea in filosofia, ha trasformato la sua casa in una “Home for creativity”, un nuovo tipo di accoglienza basata non solo sulla formula del B&B, ma anche sui principi della condivisione di abilità, professionalità e creatività.

Il ritorno alla terra e alle antiche tradizioni sono il denominatore comune degli interventi di Stefano Caccavari – che a San Floro ha creato i suoi “Orti di famiglia”, un progetto grazie al quale centinaia di famiglie hanno la possibilità di coltivare e consumare i prodotti del proprio orto preso in affitto – e quello di Rosario Benedetto, trasferitosi in Calabria da Varese per mettersi a coltivare rose a Roseto Capo Spulico. Il suo progetto “Rosetum” prevede la realizzazione di una struttura di accoglienza, di un laboratorio per la trasformazione delle rose in prodotti cosmetici e di una biopiscina. Il tutto nascerà intorno alla coltivazione di un roseto a forma di croce templare – unico in Italia – che il giovane imprenditore ha già realizzato.

Un evento che ha trasmesso energia ed entusiasmo anche al pubblico presente e che, a giudicare dalla determinazione e dalla voglia di fare degli eretici non sarà il solo.

Che sia in atto una rivoluzione vera e propria, combattuta a suon di forza di volontà?

 

Angela Rubino

 

 

“Cleto festival”, quando la politica prende le distanze dalla passione dei giovani [English version below]

Accanto alla realtà di un Sud fatto di problematiche profonde che ne ostacolano la crescita, c’è quella di una terra animata da un’intima coscienza civica e da una grande consapevolezza delle sue enormi potenzialità.

Espressione concreta di tale visione è il Cleto Festival, un evento nato nel 2011, che si svolge ogni anno ad agosto nel centro storico di Cleto in provincia di Cosenza.

Grazie all’operosità e all’ingegno dei ragazzi e ragazze dell’associazione La Piazza, un borgo abbandonato riprende vita e si colora di arte e cultura, regalando intense emozioni ai numerosi visitatori.

Le tre giornate del Cleto Festival sono un’occasione unica di promozione per artisti ed intellettuali locali e non solo. Pensato per dare impulso alla buona cultura calabrese, infatti l’evento fa si che le strade del borgo diventino una vetrina per artisti locali emergenti e, al tempo stesso, una cornice ideale per incontri e convegni.

Nei pomeriggi del 19, 20 e 21 agosto di quest’anno si è svolta la quinta edizione e come di consueto, nelle viuzze del borgo gli spettatori sono stati affascinati dalle opere di fotografi e pittori, dalle performance di attori, giocolieri e musicisti e coinvolti nei laboratori di danza e musica popolare, che hanno contribuito alla magia del Cleto Festival, il quale non è solo arte, ma anche riflessione critica su temi attuali.

“Sud” è stato il filo conduttore di questa quinta edizione, che ha puntato i riflettori sul meridione andando oltre i cliché ed evidenziando le realtà positive che con grandi sacrifici mirano a risollevarne le sorti. Particolare attenzione è stata rivolta alla proclamazione di Matera quale “Capitale europea della Cultura 2019”, evento che può rappresentare per la Calabria una concreta occasione di sviluppo anche grazie ai tratti che accomunano la storia, la cultura e le tradizioni di queste terre, da cui può partire un processo di recupero della loro memoria.

Un fattore su cui vorrei porre l’accento è il fatto che, nonostante l’indiscusso valore positivo che il Cleto Festival ha per il territorio da svariati punti di vista, si tratta di un evento autofinanziato, che non gode di alcun aiuto economico pubblico, ma solo del sostegno di imprese private che ne riconoscono la validità.

Solo una gestione politica cieca, mira a fare gli  interessi di pochi e non a favorire realtà che possono divenire concretamente volano di rinascita per la nostra terra, anche perché alimentati dalla passione e dalla voglia di rivalsa di chi ha deciso di lottare per questo obbiettivo.

 

“Cleto Festival”, when politics distances itself from young people’s passion

Next to the South where serious problems prevent development, there’s a land with an intimate civic consciousness and a great awareness of its enormous potentialities. Cleto Festival is a real expression of this.

This festival was born in 2011 and takes place on august in the Cleto’s historic centre (Celto is in the Cosenza district). Thanks to the hard work and the brilliance of the association La Piazza, every year an abandoned village revives through art and culture, giving great emotions to lots of visitors.

Cleto Festival’s three days are a unique occasion, for local artists and intellectuals to promote themselves, as it was thought to support Calabrian good culture.

Indeed, the event makes the country lanes coloring and becoming an ideal show case for meetings and conferences.

From august 19th to  20th, this year, the fifth edition took place and, as usual, in the village small streets the visitors were fascinated by photographers and painters  works; by the performances of actors, jugglers and musicians and by music and dancing workshops, which contributed to the magic of Cleto Festival that isn’t only art, but also critic reflection about current subjects.

“South” was a common thread of this fifth edition, that put the South of Italy at the centre of the attention, going beyond clichés and highlighting the constructive realities that aim to improve its fate. Particular attention was paid to the proclamation of Matera as “European capital of the culture 2019”, an event that can represent an actual opportunity of development for Calabria; even thanks to a number of factors like history, traditions and culture that the two regions have in common. It’s from here that a process of regaining their memory can start.

Nevertheless  the undisputed importance of Cleto Festival from various points of view, I want to stress that it’s a self-funding event, that doesn’t receive any economic support from public institutions (only private companies that believe in its validity provide financial support for it).

Only a blind politic management, can aim to serve the interests of the privileged few, instead of helping realities that can actually become a driving force for our land growth, even because they are promoted by passion and thirst for revenge of people that decided to stay.

Angela Rubino   

 

“Taranta e dintorni”, il borgo di Squillace brilla di storia, arte e folclore [English version below]

Tra mito, storia e folclore, ecco che l’estate calabrese offre uno dei suggestivi viaggi tra presente e passato, dove è possibile riscoprire la magia di un borgo, come Squillace, dove dal 2010 si svolge l’evento “Taranta e dintoni”, curato dall’associazione “Aggregazioni” con l’intento di “creare un’occasione unica per poter vivere due giornate (13 e 14 agosto) indimenticabili tra i colori della danza, la gioia della musica, il fascino dell’arte e la tipicità dei prodotti locali”.

Squillace è un borgo le cui origini si perdono nel lungo trascorrere del tempo. La leggenda narra che fu Ulisse a fondarla, quando in ritorno da Troia approdò, dopo una tempesta, in una zona pianeggiante tra il fiume Corace e il fiume Alessi.

Un’atmosfera densa di magia e mistero pervade i vicoli dell’antico centro urbano, che grazie a “Taranta e dintorni” si tingono dei colori delle antiche danze calabre. I tamburelli e le fisarmoniche suonano un ritmo trascinante e le danzatrici trasmettono il loro sapere a chi voglia cimentarsi. I maestri della ceramica raccontano il loro antico mestiere, accogliendo gli avventori nelle loro suggestive botteghe, ricche di opere realizzate con una perizia che affonda le sue radici nella civiltà bizantina.

E dopo una visita all’imponente cattedrale, ai musei e alle mostre allestite per l’occasione, si sale su, verso il maestoso castello normanno che domina dall’alto della collina.

Nei pressi dell’antico maniero si trovano gli stand di prodotti enogastronomici, il cui sapore dolce ed intenso rimanda al sole delle campagne Calabresi. E infine il palco, allestito nella piazza di fronte al castello, dove il 13 agosto si sono esibiti gli “Skunchiunuti” e i “Mascarimiri” e nella serata successiva i “Musicanti del vento” e gli “Etnosound”.

Sonorità, ritmi e ballate profondamente legati alle radici della gente calabra, che hanno accompagnato allegri momenti di danza e aggregazione tra il folto pubblico presente.

Visitare queste manifestazioni, che si svolgono un po’ ovunque in Calabria, significa riscoprire il fascino più autentico di questa terra dal passato millenario.

Una regione, la Calabria, la cui storia riecheggia nei libri di scuola senza fare rumore, le cui bellezze restano inesplorate e i tesori sepolti tra inconsapevolezza e inettitudine.

Tuttavia qualcosa sta cambiando e nei giovani e negli intellettuali si scorge una voglia di rivalsa che si spera sarà alla base di un nuovo, grande movimento di rinascita.

 

“Taranta and surroundings”, the village of Squillace glows history, art and folklore

Calabrian summer offers suggestive journeys among mith, history and folklore, where you may discover the magic of a village  like Squillace. Here, since 2010, the event “Taranta and surroundings” takes place. It is curated by the association “Aggregazioni” and aims to “create a unique occasion to live two unforgettable days (13 and 14 August) among the colors of dance, the joy of music, the charm of art and the local products typical taste ”.

Squillace is an ancient village whose origins are lost in the mists of time. The legend tells that it was founded by Ulixes returning from Troy after a storm and landing in a flat area between Corace and Alessi rivers.

A magic and mysterious atmosphere pervades the streets of the ancient urban centre, where thanks to “Taranta and surroundings”, the colors of the ancient calabrian dances shine. Tambourines and accordions play an exhilarating rhythm and the dancers hand down their knowledge to those who want to experiment with dancing. The masters of ceramic tell the history of their ancient craft, receiving the customers in their suggestive workshops, rich in works made with a Byzantine technique.

After a visit to the majestic cathedral, to the museums and to the exhibitions set up for the occasion, you can go up toward the magnificent  Norman castle which dominates from the top of the hill.

Near the ancient castle there are stands of wine and culinary products, whose sweet and strong taste remind the sun of the calabrian country. Finally, in the square opposite the castle, the stage, where on the August 13th the“Skunchiunuti” and the “Mascarimiri” bands performed and the night after it was time for the “Musicanti del vento” and the “Etnosound”.

Visiting these events, that occur all over the place in Calabria, means rediscover the most authentic charm of a land with a millenary past. A region like Calabria, whose history is echoed in textbooks without making noise, whose secret beauties stay unexplored and whose treasures are buried between indifference and ineffectiveness.

Nevertheless something is changing and, in young people  and in intellectuals you can find a desire of revenge and it is hoped that this will be at the heart of a great renewal movement.

Angela Rubino

 

 

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