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Viaggio trasversale in una terra misconosciuta

Mese

dicembre 2015

A Capodanno, anno nuovo grinta nuova

Come riuscire a scrivere qualcosa in queste ultime ore del 2015 senza essere banali?

È abbastanza difficile, ma correrò questo rischio perché la mia piccola riflessione su questo Capodanno la voglio esprimere.

Sulla rete, in questi giorni circola un bellissimo pensiero di Antonio Gramsci che, riassumendo, parla dell’illusorietà delle date e di tutti quei “paletti” che l’uomo utilizza per scandire le varie fasi della storia e quelle del vivere quotidiano. Gramsci ritiene che la vita è un continuo scorrere e il cambiamento avviene al di là dell’arrivo del nuovo anno: il rinnovamento dev’essere parte integrante del nostro vivere quotidiano.

Sono pienamente d’accordo con questa riflessione, che infrange le pareti di questa ideale bolla in cui viviamo fatta di consuetudini ormai troppo scontate. Tuttavia, credo che festeggiare l’inizio di un nuovo anno possa servire a darci la giusta carica, non per ricominciare tutto d’accapo, ma per riprendere ciò che stavamo facendo con più grinta. Sarà pure un’illusione, ma se partecipare ad una grande festa e stappare lo spumante e brindare insieme alle persone che c’erano l’anno prima e ci saranno nell’anno nuovo, serve a dare a tutti l’idea di una coesione che duri nel tempo e divertirsi insieme può rafforzare l’affetto tra le persone, perché no?

Perché no? Se tutto questo si fa con la consapevolezza che infondo il fiume della vita non è interrotto da dighe che ne bloccano il corso ogni 365 giorni?

E allora, senza prenderlo troppo sul serio, questo Capodanno, brindiamo insieme alle persone care affinché il nostro rinnovamento prosegua anche in questo 2016.

Auguri!

Angela Rubino

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Tra miti greci e culti cristiani, in Calabria si gusta la Cuccìa

Visitare la Calabria non significa solo emozionarsi per i paesaggi mozzafiato, per i luoghi silenziosi e quasi mistici dal passato millenario. Non significa solo rimanere stupiti per l’ospitalità genuina dei suoi abitanti, ma anche rimanere colpiti dai profumi e dai sapori intensi di una terra che non smette mai di stupire. Le antiche tradizioni calabre, infatti, sono costituite per gran parte dalla preparazione di cibi che affondano le loro radici in un antico passato e sono figli dei popoli che da questa terra passarono e vi posero il proprio dominio.

Una delle pietanze tipiche calabresi è la Cuccìa (dal greco koukkìa), la cui preparazione, secondo gli studiosi, ebbe origine in Grecia, dove assunse i connotati di un cibo rituale per la commemorazione dei defunti. Da qui la Cuccìa si diffuse nei paesi dell’Europa orientale e nelle regioni dell’Italia meridionale, dove venne associata alla ritualità della celebrazione di alcuni santi.

Le antiche origini di questa pietanza hanno fatto si che la sua ricetta originaria si perdesse lungo il trascorrere del tempo, per cui oggi ne esistono diverse varianti che spaziano dal salato al dolce (soprattutto in Sicilia e Campania).

A Mendicino, grazioso borgo medievale a pochi chilometri da Cosenza, la preparazione e la consumazione della Cuccìa sono parte integrante delle celebrazioni in onore di Santa Lucia, a cui la comunità è molto devota.

La Cuccìa mendicinese è composta da 13 ingredienti (riallacciandosi al giorno in cui si commemora la Santa, il 13 dicembre) tra cui ceci, fave, piselli, lenticchie, fagioli, orzo, grano, castagne, olio d’oliva, sale e si prepara in un calderone che, nel dialetto locale, prende il nome di quadrara. La tradizione degli antichi rituali di condivisione vuole che la pietanza sia consumata in piazza, nel pomeriggio del 13 dicembre, accompagnandola con del pane caldo e un bicchiere di vino.

Ed ecco che nella giornata del solstizio d’inverno, che vede mescolarsi la commemorazione cristiana della Santa protettrice della vista con il mito pagano della vittoria della luce sulle tenebre e quindi Demetra che ritrova la figlia Porserpina, la Cuccìa diviene l’elemento gastronomico simbolo dell’assimilazione cristiana del mito greco.

Sempre nel cosentino, a Paola, cittadina che diede i natali a San Francesco da Paola, patrono della Calabria, la Cuccìa è un dolce. La pietanza infatti assume le fattezze di una deliziosa cioccolata calda arricchita dall’aggiunta di noci, scorza d’arancia, grano e chiodi di garofano. La sera del 12 dicembre, secondo la tradizione, ogni famiglia prepara la Cuccìa, affinchè durante la notte, Santa Lucia possa imprimere il suo segno su di essa. Il giorno successivo il dolce viene scambiato tra amici e parenti.

 

Sempre nel cosentino, nei comuni della fascia presilana, la Cuccìa è di nuovo una zuppa salata e si prepara con grano bollito e carne di capra e/o maiale e delle spezie. La tradizione di questi luoghi vuole che il piatto venga preparato in tre giorni circa, passando per varie fasi: la pulizia del grano, la sua macerazione e poi la bollitura e cottura nel forno a legna. Qui il calderone usato per la cottura è detto Tinìellu.

Alcune ipotesi fanno risalire le origini della Cuccìa nei casali presilani, all’occupazione di Cosenza da parte dei saraceni. A questo proposito è curioso sottolineare che l’aggiunta di carne di maiale (animale considerato impuro dai musulmani) sembra significare la volontà di appropriarsi di una pietanza per negarla a chi professa la religione musulmana.

Ricetta

Ecco la ricetta per preparare una delle varianti della Cuccìa calabrese, quella con carne di maiale o di capra.

 

Ingredienti per 4 persone:

 

750 grammi di carne di maiale o di capra;

400 grammi di grano.

 

Preparazione:

Mettere il grano in ammollo per almeno 48 ore in acqua non salata, poi farlo cuocere a fuoco lento. Mentre il grano è in cottura, provvedere a far bollire la carne in acqua leggermente salata.

Una volta che il grano sarà cotto, aggiungere il brodo ottenuto dalla bollitura della carne e far cuocere ancora per un’ora circa.

Quando il grano avrà assorbito il brodo, occorrerà riporlo nel “Tinìellu” (calderone di coccio tradizionalmente usato per la preparazione della Cuccìa) e creare vari strati, alternando tra il grano e la carne (l’ultimo strato dovrà essere di grano). Appena terminato questo passaggio, riporre il Tinìellu nel forno a legna e cuocere per qualche ora alla stessa temperatura che si predispone per la cottura del pane.

La Cuccìa va servita preferibilmente calda o tiepida.

(Immagine tratta dal web)

Angela Rubino

“Ambientiamoci”, da Mendicino un forte segnale di sensibilità e rispetto del territorio e dei suoi tesori

Non la solita manifestazione, ma una giornata di vera e propria simbiosi con il territorio e tutto quello che esso può offrire in termini di natura e di splendidi scorci paesaggistici e poi con un’anima che silenziosa racconta una lunga storia, la nostra. Parliamo della terza edizione di “Ambientiamoci”, svolta il 13 dicembre a Mendicino (Cs); un evento ideato dal blog ereticamente.it, sponsorizzato dal parco eco-esperienziale “Orme nel Parco” e  organizzato da un gruppo di associazioni di Mendicino, capitanate da “Erba netta” nelle persone di Francesco La Carbonara e Lucia Parise.

Giunta alla sua terza edizione, “Ambientiamoci” è una mobilitazione dai tratti unici perché intende puntare i riflettori sulle risorse della nostra regione che rischiano di scomparire per vari motivi, ma lo fa mediante la presa di coscienza del loro inestimabile valore, prima di tutto e poi con il fare concreto di coloro che si impegnano in prima persona per cercare si salvarle. Quindi, come spiega Massimilano Capalbo co-fondatore di Orme nel Parco e ideatore del blog “ereticamente.it” «non si tratta di una manifestazione contro qualcuno che si ritiene sia colpevole dell’abbandono in cui versano i nostri tesori, ma un modo per assumersi la responsabilità della situazione, iniziando concretamente a prendersi cura delle preziose risorse del nostro territorio, dalle quali può partire la nostra rinascita».

All’edizione 2015 di “Ambientiamoci” hanno aderito oltre 40 tra enti ed associazioni e anche il Comune di Mendicino ha dato il suo sostegno. Il tesoro da salvare, questa volta era la Grotta delle Palazze, una cavità artificiale posta all’interno di un’area archeologica, resa unica dalla presenza di un affresco del 1500 che ritrae probabilmente il borgo di Mendicino. Secondo l’esperto di storia locale Domenico Canino, il dipinto fu commissionato da un nobile del luogo e probabilmente rappresenta una delle più antiche vedute di paesaggio italiano.

L’area su cui si trova la grotta possiede un fascino magnetico ed proprio qui che i partecipanti all’iniziativa hanno trascorso l’intera mattinata, che si è aperta con un’introduzione a cura degli organizzatori, per poi proseguire con una mostra fotografica e l’attesa visita della grotta. La piccola caverna, con il suo prezioso affresco, non mancano di destare sentimenti contrastanti di meraviglia, per la propria bellezza e indignazione, per l’incuria in cui giacciono, minacciati dalle infiltrazioni d‘acqua che rischiano da farli sparire per sempre.

Nel magnifico e a tratti magico bosco di querce intorno alla grotta, si è svolta la suggestiva performance teatrale dell’attore Enzo de Liguoro e della compagnia Soleluna, che hanno regalato ai presenti attimi di evasione e un viaggio nei meandri di uno straordinario processo di contaminazione tra arte e natura dai tratti unici.

Lo spettacolo è stato introdotto da una simpatica performance, curata da “I Giardini di Eva”, di Nadia Gambilongo, che metteva in scena una spirale di luce, con tanto di ghirlande e fiaccole color argento, per rendere omaggio al giorno di Santa Lucia. Sempre la stessa associazione ha curato anche l’iniziativa i “Pensieri di carta”, con gli alunni dell’Istituto Comprensivo di Mendicino, che hanno adornato le querce con i loro pensieri sulla natura, scritti su fogli di carta di varie forme.

La prima fase della giornata si è arricchita anche per la presenza del geologo Carmine Nigro, che ha fornito una dimostrazione dell’attività di Geo Radar nell’area sottoposta a vincolo archeologico.

Un pranzo al sacco, all’insegna della condivisione e poi, nel pomeriggio, i partecipanti hanno potuto vivere nuove emozioni, questa volta grazie ai tesori storici, architettonici ed enogastronomici di Mendicino.

Grazie alla guida sapiente di Francesco la Carbonara, il piccolo borgo si è mostrato in tutto il suo magico incanto.  Piazza Duomo, il rione Castello, lo splendido Palazzo Campagna e la suggestiva Filanda Fiore Gaudio, sono state le tappe del trekking urbano che ha completato la giornata insieme alla degustazione della “Cuccìa”, una zuppa di cereali e legumi, tipica di Mendicino, da consumare nel giorno di Santa Lucia,  santa alla quale la comunità è molto devota.

Tutta la giornata è stata filmata dalla Tanto di Cappello Production di Maurizio Albanese, che curerà la realizzazione di un documentario da utilizzare per la promozione della raccolta fondi per il restauro della Grotta delle Palazze.

Questa è Calabria: natura che fa sognare, scorci paesaggistici mozzafiato, condivisione di cibi legati alla tradizione. Verrebbe da dire che i tesori non sono solo quelli che luccicano, ma anche tutte quelle cose che diamo per scontate e quanto ci sbagliamo a considerarle tali!

Angela Rubino                                                                                  

Home for Creativity, da Cosenza una nuova idea di ospitalità basata sulla condivisione

Non si tratta solo di ospitalità. È qualcosa che supera il confini dell’ordinario e giunge a tracciare un percorso nuovo, in cui i tratti dell’idea tradizionale si mescolano a principi nuovi come la fiducia, la responsabilità, il rispetto reciproco e lo stimolo all’espressione delle proprie capacità. Tutto questo è Home for Creativity, il progetto di co-housing ideato e messo in campo dalla giovane imprenditrice “eretica” Roberta Caruso.

Il suggestivo spazio di Home for Creativity ha spalancato ufficialmente i suoi cancelli lunedì 7 dicembre, con una grande festa arricchita dalla presenza dei tanti sostenitori dell’iniziativa. Giovani e meno giovani riuniti a brindare ad un nuovo futuro, un percorso che consapevolmente punta a valorizzare l’immenso patrimonio della Calabria, fatto di storia, cultura, tradizioni, natura e vuole farlo proiettandosi oltre i confini regionali e nazionali, aprendosi a chi guarda alla nostra terra con gli occhi dello straniero, vedendola splendida quale essa è e quale non appare allo sguardo di chi oramai è abituato (e forse non ne è nemmeno tanto cosciente ) a tanto incanto.

Ma parliamo di Home for Creativity, cerchiamo di capire cos’è nello specifico e cosa la rende unica. La struttura è un antico casale situato a Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza, su una collina che domina la valle del Crati. Qui Roberta Caruso, coadiuvata dai suoi genitori, Roberto e Alba, ha dato vita ad un posto magico, in quanto la gioia di viverlo e abitarlo è riservata a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco in un’esperienza unica.

Le stanze a disposizione dei visitatori sono 4 e sono perfettamente attrezzate per l’accoglienza, che può durare una sola notte o un anno intero. Durante il soggiorno, saranno a disposizione delle aree in comune, che l’ospite utilizzerà in modo responsabile, divenendo lui stesso un “home manager”.

Uno dei tratti caratteristici di Home for Creativity è il fatto che vi si può accedere non solo con la formula del bed&breakfast, pagando in modo tradizionale, ma anche scambiando l’ospitalità con il proprio lavoro o con il proprio talento artistico. In questo secondo caso, sarà necessario riempire un modulo reperibile sul sito http://www.homeforcreativity.com, mediante il quale si racconta la propria storia e il motivo per cui si è scelto di “approdare” ad Home for Creativity.

Sarà Roberta a selezionare gli ospiti e lo farà anche in base alla loro capacità di essere creativi, non solo per quanto riguarda la realizzazione di opere artistiche, ma anche nell’abilità di mettersi in gioco, condividendo sogni e talenti nella cornice di Home for Creatuvity, che potrà così arricchirsi con i preziosi frammenti di vita dei suoi ospiti.

Home for Creativity è il primo esperimento di questo tipo in Calabria e la sua realizzazione gode del contributo essenziale di altre due figure: quella di Alba, la mamma avvocato, che gestisce le prenotazioni e l’organizzazione del co-working e del car-sharing; e poi c’è Roberto, il papà ingegnere, con la grande passione per la cucina, che provvede a deliziare i palati degli avventori del suo Home Restaurant con i prodotti del suo orto, con i quali realizza squisite pietanze della trazione calabrese.

Insomma, un progetto innovativo che riprende idee simili realizzate altrove e le porta in terra di Calabria, contribuendo alla crescita e all’arricchimento del territorio. Un’idea che diventa esempio di apertura verso l’altro, di condivisione e cooperazione consapevoli e quindi di rispetto reciproco. Un’idea di quelle che servono tanto, in un’epoca come la nostra, caratterizzata da enormi paradossi come quello della rete che amplia le possibilità di comunicazione e le porte che si chiudono per diffidenza verso il prossimo.

Angela Rubino  

 

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