In una Calabria figlia di un passato millenario c’è stato posto anche per la gloria di un piccolo centro montano di recente fondazione, Mongiana. Denominato in precedenza località Cima, il piccolo agglomerato urbano delle Serre calabre, nacque nel 1771 come luogo di residenza di impiegati, artigiani, operai, dirigenti e guarnigioni militari che operavano all’interno delle Reali Ferriere e Fabbrica d’Armi impiantatavi dai Borbone, uno stabilimento attorno al quale, come si può immaginare, ruotava l’esistenza degli abitanti del piccolo centro e al quale essi rimarranno sempre profondamente legati, riconoscendo in esso il simbolo del benessere e della serenità dell’intera comunità.

L’impianto calabrese, inserito nel complesso industriale e militare del Regno delle Due Sicilie, produceva materiali e semilavorati ferrosi poi rifiniti sia in loco, che presso il polo siderurgico di Pietrarsa.

Nonostante sul territorio esistesse già un polo siderurgico nell’area di Stilo, il governo del Regno delle due Sicilie decise di impiantare una nuova fabbrica a Mongiana, in quanto quel territorio, situato a ridosso dei fiumi Allaro e Ninfo era  particolarmente ricco di acqua e boschi.

Una scelta che si rivelò vincente, sia per i benefici che essa apportò al territorio, dando lavoro al circa 2000 operai; sia per l’alta qualità della produzione: le armi bianche e da sparo realizzate nello stabilimento di Mongiana, furono premiate in diverse esposizioni sia nazionali che internazionali, come l’Esposizione Universale di Londra del 1862.

A Mongiana vennero costruite infrastrutture utilizzate su tutto il territorio nazionale, come il primo ponte sospeso in ferro d’Italia, quello sul fiume Garigliano, denominato “Real Ferdinando”, il ponte “Maria Cristina” sul fiume Calore Irpino. Sempre nel complesso calabrese vennero costruite le rotaie per la prima ferrovia italiana, la Napoli-Portici e in seguito furono fabbricate sempre a Mongiana, tutte le rotaie della linea ferroviaria fino a Bologna, ormai   da tempo sostituite.

Nel 1852 fu fatta costruire una nuova fabbrica d’armi in sostituzione alla fabbrica di fucili del periodo francese: la Fabbrica d’armi di Mongiana.

Fu l’Unità d’Italia a segnare il declino e poi la fine delle Reali Ferriere Borboniche. Il nuovo governo infatti ostacolò in vari modi la sopravvivenza della fabbrica, aumentando le tasse, riducendo le commesse statali e sopprimendo i dazi sulle importazioni dall’estero. Finché nel 1862 ne autorizzò la vendita. Più di dieci anni dopo, nel 1874, lo stabilimento, le miniere e i boschi limitrofi furono venduti all’asta per un milione di lire al senatore garibaldino Achille Fazzari, di Stalettì. Non passò molto tempo prima che egli si rendesse conto che il governo non aveva intenzione di investire nelle fabbriche calabre e quindi anche lui decise di disfarsene. Scelta che segnò la fine di uno stabilimento, che per tre secoli aveva fornito infrastrutture e armi a tutto il territorio nazionale ed aveva contribuito al benessere economico del territorio.

Dopo la chiusura dello stabilimento calabro, si decise di aprire un altro polo siderurgico a Terni. Così i macchinari e gli impianti della fabbrica d’armi e della fonderia di Mongiana, vennero smantellati e trasferiti nella cittadina umbra, divenendo il nucleo vitale della nuova industria.

A quel punto, mutò profondamente la vita di tutti gli operai rimasti senza lavoro. Alcuni di essi si trasferirono a Terni, altri cercarono una vita migliore oltreoceano, in Canada e Stati Uniti.

Mongiana oggi è un suggestivo borgo arroccato tra i boschi delle Serre calabre, rigogliose foreste attraversate da torrenti incontaminati, dove si respira aria pura ed è possibile bere  acqua cristallina direttamente dalle sorgenti. A parlare del suo illustre passato c’è il Museo delle Reali Ferriere Borboniche, ospitato all’interno della vecchia fabbrica d’armi.

Con questo scritto, non voglio evocare pensieri nostalgici sul passato che fu e nemmeno rabbia verso la politica del regno post-unitario, sebbene questa storia dimostri come essa non puntasse esattamente allo sviluppo del meridione. Questa storia aggiunge solo un altro tassello al grande mosaico di una Calabria che non ha nulla da invidiare a nessun’altra parte del mondo, per storia, cultura, eccellenza. Storie come quella di Mongiana ci dicono che per secoli siamo stati vittime di una politica errata, che ha contribuito a creare la situazione attuale. Ma queste stesse storie devono renderci consapevoli del grande valore della nostra terra, che può costituire la nostra vera ancora di salvezza, a patto che ne siamo consapevoli e decidiamo di prendere in mano il nostro destino.

 

The Royal Bourbonist Ironworks of Mongiana, a story of ancient Calabrian excellence

In the millenary history of Calabria, there was also a place for the glory of a little mountain town like Mongiana, that was founded recently. Cima – as it was called before – was founded in 1771, on the Serre mountains of Calabria, as place of residence for employees, artisans, workers, managers and military garrisons operating in the Royal Ironworks and in the Weapons Factory implanted by Bourbons. As can be imagined, around that industry revolved the little centre inhabitants’ lives, that’s why they will always be deeply tied up to it, considering it as a symbol of the whole community’s wellness and serenity.

Added to the industrial and military complex of the Kingdom of Sicily the Calabrian factory produced iron materials and semi-finished that were completed both on the spot and in the steel plant in Pietrarsa.

Although on the territory already existed a steel plant near to Stilo, the Kingdom of Sicily government decided to implant a new factory in Mongiana, since that place, situated close to Allaro and Ninfo rivers, was particularly rich of water and woods.

A choice that was successful, both for the benefits that it took to the territory, giving a job to about 2000 workers, and for the high quality of its products: thrusting and gun weapons made in Mongiana factory received prices in many occasions, both international and national, like the London Universal Exhibition of 1862.

In Mongiana was built the infrastructure used in the whole National territory, like the first iron suspension bridge of Italy, that was built on the Garigliano river and was called “Royal Ferdinando” and the “Santa Cristina” bridge on the Calore Irpino river.

In Mongiana complex was also built the track for the first Italian railway, the Naples-Portici and then always in Mongiana, were  made all the railway line track up to Bologna, that now has been substituted since a long time.

In 1852 it was built Mongiana Arms Factory, a new weapons factory to substitute the guns factory of the French period.

Italy’s unification marked the decline and then the end of the Royal Bourbonist Ironworks of Mongiana. In facts, the new government hindered in various ways the factory’s survival, raising taxes, reducing the State contracts and removing duties on imports from abroad. Until in 1862 it authorized its sale.

More than ten years later, in 1874, the factory and the woods around it, were auctioned for a million lire to the Garibaldian senator Achille Fazzari from Stalettì. Not long after he realized that the government didn’t intend to invest in the Calabrian industries and he decided to dispose of it. This choice marked the end of a  factory that provided infrastructure and weapons to the whole national territory and contributed to its economic prosperity.

After the closure of Calabrian manufacturing site, they decided to open another steel plant in Terni. So machinery and plant of Mongiana’s weapons factory and foundry were dismantled and transferred to the Umbrian city, becoming the core element of the new industry.

At the point, deeply changed life of all workers who became unemployed. Some of them moved to Terni, others looked for a better life overseas, in Canada and United States.

Today Mongiana is a suggestive country town in the Calabrian Serre, lush forests crossed by unspoiled rivers, where you can breathe pure air and drink crystalline water directly from sources.

The Royal Bourbonist Ironworks Museum, inside the old weapons factory, speaks about its past.

Through this article I want neither to remind nostalgic thoughts about the past, nor anger about politics of the post-unification kingdom, although this story shows how it didn’t aim exactly to the development of Southern Italy.

This account only adds another piece to the great mosaic of a region that has nothing on any other place of the world about culture, history, excellence.

Stories like that of Mongiana tell us that, for many centuries, we were victims of a wrong politics, which contributed to create the current situation. But the same stories have to make us aware of Calabria’s enormous worth, which can be our true lifeline, on condition that we are conscious of it and decide to take charge of our own destiny.

Angela Rubino

 

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